Ian Deadly – un artista di strada pronto per il caos e l’improvvisazione


Ian Deadly Artista di Strada
Ian Deadly – BuskerBus Krotoszyn fotografato da Joanna Dryjańska-Pluta

Ian Deadly è un Artista inglese , con base a Torino, che combina abilità circensi con improvvisazione. Si è fatto le ossa nelle piazze europee, sempre pronto a costruire un cerchio, in qualunque posto e con qualunque tempo. Predilige le piccole città, nelle quali sembra non si sia mai visto un busker. L’ho conosciuto alcuni anni fa, non solo come forte e impegnato Artista di Strada, ma anche come mentore per giovani artisti.
Se state muovendo i primi passi come Artisti di Strada, appuntatevi questi consigli sulla porta del frigo!

Consiglio 1. Vai in strada e fai qualcosa, con un cappello posato davanti a te. Consiglio 2. Ripeti. Ritorna, questa è la cosa più importante. Quando fallisci, e succederà, vai di nuovo. Umiliazione e disperazione schiaccianti sono parte della curva di apprendimento. Non avere paura di adattare e cambiare cose. Guarda cosa funziona, scarta o cambia quello che no. Guarda altri spettacoli, assorbi le tecniche, ma non copiare. Semplicemente, fai più che puoi.

Ian Deadly

Questa intervista è stata tradotta in italiano da Chiara Trevisan.

Cześć Ian! Żołądkowa gorzka czy oczywiście? Które polskie słowo jest Twoim ulubionym? Qual è la tua parola preferita in polacco?

Cześć Małgosia. Oczywiście za każdym razem mrożona żołądkowa gorzka. Ho sempre apprezzato “nieważne” (“Non importa”, n.d.t), molto utile in qualunque conversazione, e quando si devono gestire i disturbatori ubriachi durante lo show.

Cosa sognavi di diventare, da piccolo? Qual è la tua formazione? Quale strada ti ha condotto a diventare un artista?

Penso che da bambino volessi diventare Grampasso, da Il Signore degli Anelli. Ricevetti una copia del libro dai miei genitori, per il mio ottavo compleanno, e fece colpo.
Poi il nostro insegnate di religione, Mr. Reeves, insegnò ad alcuni di noi la giocoleria, e io scovai nella biblioteca scolastica “The Complete Juggler”, di Dave Finnagan. Nei secoli bui prima di internet, questo era “il” libro per giocolieri. Ti portava da tre palline a cose assai complicate, e comprendeva anche un’appendice con consigli per fare spettacolo in strada.

Alcuni anni dopo, vagheggiai brevemente di diventare giornalista, idea che evaporò altrettanto rapidamente.
Poi, al momento di iscrivermi all’Università, pensai: “Mi piacciono i libri!”. Così studiai Filosofia e Letteratura. Mentre ero a Edimburgo, fui coinvolto nella The Beltane Fire Society, un progetto artistico di comunità focalizzato sulle feste celtiche pagane. Compresa quella di Beltane, a cui presi parte inizialmente come artista di fuoco, per poi ricoprire vari altri ruoli, e fu in questo periodo che feci le mie prime esperienze in strada. Era il 1997, e il gruppo performativo scozzese TePooka mi contattò, minacciando addirittura di darmi soldi, se fossi andato ad esibirmi per il Principe Carlo.

Dunque, al tua prima esibizione in strada risale al 1997, parecchio tempo fa. Ti ricordi ancora la tua prima impressione?

Non è passato così tanto! Sì, ricordo. Eravamo un gruppo di quattro o cinque persone, facendo fuoco a caso in giro per il Royal Mile, a Edimburgo. Niente musica, nessun tentativo di fare spettacolo, lo sguardo risolutamente fisso a terra, ignorando qualunque spettatore avessimo accidentalmente attratto. Se ricordo bene, raccogliemmo più o meno otto sterline di cappello e ne spendemmo circa quindici in paraffina, andando sette sterline in perdita, dunque. Poi trovai due sterline in una fontana, tornando a casa. Decisamente un inizio brillante, per la mia carriera. Ci godemmo l’uscita, ma l’idea che qualcuno potesse guardarci o interagire con noi era semplicemente terrificante.

Busker Ian Deadly performing in the rain
Ian Deadly – fotografato da Małgosia

Qual è lo spettacolo che ti fa fermare e restare a guardare, in strada?

Qualunque. Amo guardare gli spettacoli di strada, davvero, ma ho una bassissima tolleranza per le cose che non mi piacciono. Per fortuna, ognuno di noi ha gusti differenti, e persone diverse apprezzano spettacoli diversi. Ci sono gli spettacoli di alcuni artisti assai popolari che io, semplicemente, non posso sopportare di vedere. Lo accetto, sarebbe noioso se piacessero a tutti le medesime cose.

Mi piace vedere artisti che si adattano e reagiscono al pubblico, agli eventi occasionali, alle interruzioni, a qualunque cosa esca dall’ordinario. Mi annoiano a morte gli artisti che hanno il loro spettacolo fatto e finito, e sono determinati a condurlo solo così com’è, senza alcuna consapevolezza di essere in uno spazio pubblico.

Ian Deadly

Mi piacciono quegli spettacoli che reagiscono ad accadimenti, che rovinerebbero qualunque altro show, incorporando qualunque cosa succeda e cambiandolo di segno, da negativo a positivo.

Chi sono i tuoi buskers preferiti? Quali sono i migliori spettacoli di strada che tu abbia mai visto?

Decisamente prediligo gli artisti sarcastici, e chiunque sia pronto al caos. Sono stato fortemente ispirato da Peter Weyel, tedesco. Sembra sempre impavidamente pronto a inglobare nel suo spettacolo qualunque cosa accada, e non ha paura di dire la verità, quando la vede. La costruzione del suo cerchio è sorprendente: rotola per terra come se fosse senza ossa, con i Canti Gregoriani in sottofondo, e disegna con il gesso il cerchio, strisciando su mani e ginocchia totalmente privo di energia. Tanta gente si ferma a guardare. E improvvisamente lui inizia e urla: “Oh, yeah! Showtime!”. L’intero spettacolo è una fluttuazione energetica maniaco-depressiva.

Voglio anche menzionare il grande Jayko! Un duo svizzero. Li ho incontrati nel mio primo Buskerbus, ho continuato a seguirli negli anni, come duo e poi come singoli, quando hanno iniziato a lavorare ognuno per conto proprio. Fanno un casino inimmaginabile.

Non hanno un vero e proprio spettacolo, solo una serie di esilaranti assurdità che coinvolgono il pubblico, qualcosa come i Monty Pyhton che avessero deciso di fare street shows.

Inoltre, come ha detto Hayato nella prima intervista (Ehi, erano le quattro del mattino, dai!) ci sono gli eccezionali Gamarjobat, dal Giappone. Li ho visti al Fringe di Edimburgo e li abbiamo ospitati nel nostro cabaret. Lo show più veloce dell’Est. Una cosa dopo l’altra, senza possibilità per il pubblico di andarsene, un ritmo e un’energia incredibili, e assolutamente esilaranti.

Infine voglio menzionare Ben Zuddhist, un artista inglese, e il suo personaggio: Versilli. L’ho visto al Glastonbury Festival nel 1995, mentre si esibiva in un campo infangato. Assolutamente stupido. Il protagonista del suo show era Kevin L’Asino Volante, e ci ha fatto piangere dal ridere. Ho imparato molto, guardandolo, anche se mi ci sono voluti anni per capirlo.

Juggler Ian Deadly
Ian Deadly – BuskerBus Festival fotografato da Joanna Dryjańska-Pluta

La scena buskers vs festival

Ti esibisci da 23 anni. Come sono cambiati lo scenario del busking e del circo, negli anni?

Credo che oggi la differenza principale sia che sono stati proibiti ovunque (vedi Coronavirus).
La scena dell’Arte di Strada è differente da quella dei Festival di Strada. Conosco, qui in Italia, molti artisti che non partecipano mai a festival, o che non fanno mai strada al di fuori di essi. Suppongo che lo scenario dell’Arte di Strada pura sia più o meno lo stesso ovunque, ma è difficile dirlo: io conosco la mia bolla di luoghi in cui lavoro e festival a cui partecipo, ma altrove la situazione potrebbe essere totalmente diversa. Sud America? Asia? Africa? Antartide? Non ci sono mai stato (Oh, però ho lavorato a Marrakech nel 2000), quindi non posso dirlo.

Credo di aver incontrato abbastanza artisti provenienti da Nord America, Australia e Nuova Zelanda da essermi fatto un’idea di ciò che fanno. Penso si possano individuare i lignaggi di vari tipi di spettacolo. Per esempio LIMO Show (Large Impressive Metallic Object, grandi e impressionanti oggetti metallici, come il monociclo giraffa), European Clown Show (di solito senza parole, spesso poetico, piccolo cappello), Following Show (prendendo in giro i passanti) e altri. Credo che, osservando i diversi artisti, si possa capire da dove vengono e come si sono evoluti, a partire da queste (e altre) tipologie di base.
Il mio spettacolo è un misto. Ho esplorato la via poetica per un po’, ma preferisco parlare

Un’importante differenza la fa la tecnologia. Chiunque parli ha un amplificatore e un microfono. Telecomandi e suoni per ogni evenienza. Amplificatori più potenti, ovviamente. Ho visto infinte copie dello stesso spettacolo, ma raramente qualcosa di diverso.

Un’altra grande differenza sono gli spettacoli delle scuole di circo, che si vedono ormai ovunque nei festival. È un genere a parte, di solito artisti diplomati nelle scuole di circo, con eccellenti abilità, mettono insieme quello che loro considerano uno spettacolo di strada ( o magari nemmeno, a volte semplicemente portano in strada il loro spettacolo da circo) e lo offrono ai festival. Ce ne sono molti, e funzionano benissimo quando hanno un grande pubblico, tutti li amano, ma tendono a soffrire quando la situazione non è perfetta, magari c’è poco pubblico, cattivo tempo, cose così.

Infine ci sono anche spettacoli nati dalle scuole di circo che sono, anche, fatti da artisti fortissimi in strada, e questi sono quelli da vedere.

Pensi che la gente, rispetto a quando hai iniziato, sia più abituata ai buskers, o è ancora sorpresa quando vede accadere qualcosa in strada?

Non mi sembra sia cambiato molto. Il busking esiste fin dai tempi in cui gli umani hanno potuto battere fra loro due sassi in qualcosa di simile a un ritmo. Ovunque vada, mi dicono la stessa cosa: “… la gente non è abituata agli spettacoli di strada in…”. Io faccio spettacolo nel centro di Torino, qui in Italia, da ormai 15 anni e funziona ancora.

Ci sono persone che vanno alla grande nei festival, quando hanno la folla che li aspetta, ma non hanno la minima idea di come costruire un cerchio. Hai un trucco, per fermare il pubblico?

C’è un solo, facile trucco: fai spettacoli in strada per anni e anni, e diventa bravo nel tuo lavoro! È parte delle abilità necessarie per essere un Artista di Strada.

Se non sai come costruire il cerchio nei momenti difficili, allora ti stai facendo passare per qualcun altro, con gli organizzatori dei festival. Come un idraulico che viene ad aggiustare un rubinetto e se ne va lasciandolo sgocciolante.

Ian Deadly

Abbiamo tutti dei giorni no, penso. L’unica cosa che puoi fare, in quelle situazioni, è sembrare interessante anche se sei disperato e non frega niente a nessuno. Consiglio sempre ai nuovi artisti di lavorare durante l’inverno, quando è davvero dura, così quando si affaccerà l’estate tutto sembrerà molto meglio. Avrei avuto un workshop di due giorni su questo tema, previsto nell’ aprile 2020 in Germania, poi cancellato. C’è molto da dire sull’argomento, e molteplici angolazioni da cui affrontarlo, in funzione dello stile e del personaggio del proprio show.

Sono sicura che molte persone ti abbiano chiesto come migliorare il proprio spettacolo. Tieni anche workshop. Quali sono i tuoi consigli per diventare busker e costruire uno show?

Come diventare Artista di Strada: Consiglio 1. Vai in strada e fai qualcosa, con un cappello posato davanti a te. Consiglio 2. Ripeti. Ritorna, questa è la cosa più importante. Quando fallisci, e succederà, vai di nuovo. Umiliazione e disperazione schiaccianti sono parte della curva di apprendimento. Non avere paura di adattare e cambiare cose. Guarda cosa funziona, scarta o cambia quello che no. Guarda altri spettacoli, assorbi le tecniche, ma non copiare. Semplicemente, fai più che puoi.

Quali sono i numeri e le battute più usate/noiose?

Capita che senta una battuta “classica” usata in uno show, bene,  e mi faccia comunque ridere. Magari è la settecentosessantottesima volta che la sento, ma se è usata bene mi diverte ancora. Perché mai? Non ne ho idea.

Numeri usati troppo: Giocoleria intorno al mondo (colpevole!) e tre coltelli/torce sulla giraffa monociclo (non colpevole). Poi i chitarristi Indie che fissano i propri piedi e non interagiscono minimamente con il pubblico. Qualunque cosa con la musica di Ameliè (mi spiace mondo, ma io affermo di essere stato il primo). 

Battute usate troppo: “… e per 100 złoty vengo a casa con voi!”, “Showtime!”, “Grand Finale!”, “Se applaudi con le mani nelle tasche allora…” e molti di questi classici.

Ian Deadly - street show in Wrocław
Ian Deadly – BuskerBus 2020 Wrocław fotografato da Tobiasz Papuczys

Alcuni scherzi funzionano in un posto, ma non nell’altro.

Razzismo, omofobia e altri ripugnanti comportamenti sono praticamente scomparsi dal mondo di noi Artisti di Strada, e ne sono felice. (…) Sono convinto che tu debba avere molto gusto, quando improvvisi, non prendere di mira qualcuno ottenendo risate a sue spese, a meno che non lo meriti, e fai in modo che ci sia sempre un’ottica positiva in ciò che dici.

Ian Deadly

La gente, nel mondo, ride per le stesse cose? Hai modificato il tuo show per renderlo più “universale”?

Alcune battute funzionano in un posto, ma non in un altro. Qui in Italia gli spettatori apprezzano uno humour molto ovvio e fisico, non quello ironico e satirico; se devono riflettere un po’ su una battuta, non capiscono. Viceversa, quando rifletto un loro comportamento, sono capaci di ridere di se stessi (se lo indico chiaramente).

Spostandosi a nord e sulla mia isola, il pubblico predilige più sottigliezza nell’ umorismo, battute con doppio senso, serio e divertente. Mi adatto a dove vado, e molto dipende dalla lingua. Molte delle battute che faccio quando parlo in italiano non avrebbero senso in inglese, e viceversa. Cerco sempre di imparare un paio di frasi nella lingua locale, che funzionano particolarmente bene, anche se penso che sia principalmente per l’effetto “guarda la scimmia, che parla la nostra lingua!”

Nei Paesi in cui pochi parlano inglese cerco di fare uno show più fisico che parlato, e ne ho anche una versione “silenziosa”. Recentemente ho fatto il mio primo spettacolo integralmente in francese, che è andato incredibilmente bene ed era più o meno la versione che faccio qui in Italia, quindi suppongo condividano lo stesso tipo di senso dell’umorismo. In questo periodo (Ottobre 2020) avrei dovuto esibirmi in un festival in Corea del Sud. Per ovvie ragioni è saltato, ma aspettavo con curiosità di scoprire cosa sarebbe stato divertente per loro. Avevo montato una nuova versione dello spettacolo, con più azione e meno blah blah blah. Avevo sentito che loro trovano divertenti un sacco di cose che non lo sono per noi, e aspettavo con trepidazione questa nuova sfida. Sono stato re-invitato nel 2021, vediamo come andrà.

C’è un confine che non superi, quando fai spettacolo in strada? O pensi che tutto sia permesso?

Non mi prendo mai gioco di caratteristiche intrinseche delle persone (sessualità, razza, genere, disabilità, ecc). Perché dovrei? I cosiddetti artisti che lo fanno, dovrebbero davvero prestare attenzione alle proprie insicurezze, e capire perché. Ne ho accennato in una risposta precedente. Razzismo, omofobia e altri abominevoli comportamenti sono scomparsi dal mondo dell’Arte di Strada, e ne sono felice. Mi ricordo di alcuni spettacoli, anni fa, integralmente basati su battute sui gay, che sono cambiati quando ci si è resi conto che non era una buona cosa.

Gioco lealmente con chi entra nel mio mirino durante lo spettacolo. Cerco di connettere le mie improvvisazioni, fisiche o verbali, con un elemento di realtà della situazione. Un esempio è la battuta classica “Se questo bambino interromperà ancora il mio spettacolo, sarà venduto come schiavo”. La mia versione è “Se interromperanno ancora il mio spettacolo, li venderò come schiavi, e saranno spediti in Bangladesh o Cina, dove confezioneranno i vestiti che stanno indossando, lavorando con bambini della loro età”.

In Italia (come in Polonia, tristemente sembra dappertutto) c’è molto razzismo diretto contro gli immigrati, e un potente partito di estrema destra è recentemente salito al potere. Io sono inglese, non più cittadino dell’ Unione Europea, e sento il dovere di rimarcare il fatto che sono trattato diversamente perché sono bianco e britannico, invece che nero o asiatico. Ho elaborato alcune battute sul tema, ideate per fare riflettere le persone sulla propria reazione verso di me e verso gli altri immigrati nel loro Paese. Ne ho proposte alcune durante l’ultimo Buskerbus, riferendomi al razzismo e all’omofobia in Polonia. 

In generale, credo che si debba avere buon gusto, quando si improvvisa: non bisogna prendere di mira qualcuno e far ridere a sue spese, a meno che non se lo meriti, e si deve cercare sempre di inglobare una prospettiva positiva in ciò che si dice.

Conosco un artista privo di qualunque limite. Mai offensivo nei confronti di qualunque gruppo di persone, o cose simili, ma semplicemente una forza della natura che sembra farla franca in qualunque situazione, con interazioni fisiche che non avrei mai rischiato e una presa in giro estrema di chiunque passi. Si chiama Pepe, credo originario di Londra, l’ho visto la prima volta che ho lavorato al Fringe di Edimburgo e ho pensato: “Non avevo idea che si potesse fare questo!”

Ian at BuskerBus 2020
Krotoszyn, Polonia fotografato da Joanna Dryjańska-Pluta

“The People Vs Ian Deadly”

Anche se hai apportato dei cambiamenti al tuo spettacolo, da quando ti conosco si intitola sempre “The People Vs Ian Deadly”. Quante versioni di questo spettacolo hai creato, fin ora? Hai altri spettacoli che non so?

L’attuale è più o meno la versione 2.2 di The People Vs Ian Deadly. Non posso essere più preciso, perché molti numeri vanno e vengono, e raramente ho consapevolezza del momento in cui decido di smettere di fare un numero, o di quello in cui inserisco intenzionalmente qualcosa di nuovo. Fondamentalmente, è tutto un portare e provare cose in strada, e tenere ciò che funziona. Il cambiamento più rilevante credo sia avvenuto tre o quattro anni fa, quando ho sostituito il contact con l’hula hoop per il finale. Mi ero annoiato, e come me anche il pubblico, e mi sentivo a disagio nel continuare a farlo. Volevo aggiungere qualcosa con un volontario, e più stupidità e un’esplosione (ho in progetto una versione 2.3).

Per quanto riguarda altri spettacoli, ne ho uno interamente senza musica, solo con me urlando, senza microfono, solo con i miei polmoni. Giocoleria, alcuni tricks, e un sacco di battute stupide, scalare la gente e giocoleria con il fuoco nel finale. È stato il mio primo vero e proprio spettacolo intero, e ritorna, qualche volta. Ho anche un altro spettacolo nel quale non faccio assolutamente niente, non parlo nemmeno. Questo è un Following Show: scelgo dei bersagli, faccio partire diverse tracce e effetti sonori, faccio cose stupide con essi, ed è tutto. Ho spesso scelto questa versione come spettacolo extra nei festival, quando ho chiesto e ottenuto un altro spazio. È molto divertente, caotico e può durare a lungo (una volta mi è capitato di tenerlo fino a due ore), ma non procura grandi cappelli.

Poi ci sono gli spettacoli fatti in passato con i miei colleghi. The Fabulous Kraprobat Brothers: due ubriachi, finti polacchi, creato con un amico in Edimburgo (BuskerBus 2005). Trip The Switch, ideato con un mio compagno di classe della scuola di circo: acrobazie mano-a-mano piene di energia e passing di clave. Infine Koo, passing di clave e mano-a-mano in un spettacolo comico con la mia ragazza dell’epoca. 

Persi nelle nebbie dei tempi ci sono molti gruppi di fuoco, nuovo circo e altre stravaganti performance con Human Product, In Special Circumstance, FEETBus, 3×2 e altri.

Ho detto che mi sono formato come porter per il trapezio volante, alla Scuola di Circo?

Ci sono numeri (tricks?) di cui sei particolarmente fiero o che ti soddisfa più di altri eseguire?

Sono abbastanza fiero del mio finale. L’ho fatto crescere da numero di cabaret a finale con un volontario, negli ultimi quattro anni circa. Ambivo ad avere un finale esplosivo, che compattasse realmente la folla, facesse crescere l’energia, trasformasse il volontario in un eroe e convogliasse un sacco di soldi nel mio cappello. Inoltre volevo qualcosa che connettesse il blah blah blah di preparazione psicologica del pubblico con alcune vere e proprie destrezze, e sono abbastanza contento di ciò che ne è uscito. Un uomo che fa hula hoop è intrinsecamente divertente, inusuale, e io non sono nemmeno così male, quindi c’è vera abilità. Sono perfino stato invitato in alcuni Gala Show e, saltuariamente, hoop conventions. C’è un livello successivo, per questo numero, a cui sto lentamente lavorando nella mia mente.

Alcuni dei migliori momenti di cui vado orgoglioso, sono stati frutto dell’improvvisazione del momento, hanno funzionato solo e unicamente per quel particolare spettacolo. Mi piace che il pubblico abbia l’occasione di godersi qualcosa di speciale, solo per sé, invece della solita routine all’infinito.

Mi è piaciuto particolarmente un momento, a Zielona Gora, nel Buskerbus della scorsa estate. Un bimbetta, Basia, stava girellando nel mio cerchio all’inizio dello spettacolo, come fanno spesso i bambini. Ho cominciato a parlarle, le ho chiesto il nome, l’età (sei anni). Poi ho detto: “Hmmm… Sono stato esattamente qui sei anni fa… Aspetta… Chi è la tua mamma? Ania? Dov’è la tua mamma?”. Poi, alla madre: “Ania! Quanto tempo! Perché non mi hai detto niente?”. Momenti come questo possono essere molto al limite, ma estremamente divertenti. Sua mamma è stata al gioco e il pubblico ha apprezzato.

Ian Deadly – BuskerBus 2020, Zielona Góra

Qual è il ricordo migliore di un tuo spettacolo?

Che domanda… Credo sia stato quello in cui ho scelto una donna fra il pubblico come volontaria e sei mesi dopo eravamo sposati! No, questo non mi è successo. 

Credo sia quella sensazione calda e ardente che sento dentro, camminando verso casa, trascinando la mia valigia, soddisfatto che molta gente abbia veramente goduto del mio spettacolo oggi, di aver fatto un sacco di soldi, che mi sia sentito stimato come artista e che sia un professionista con una degna occupazione. 

Ovviamente, ci sono moltissimi giorni in cui mi sento esattamente all’opposto.

Una volta ero a Salerno, nel Sud Italia, vicino a Napoli, e avevo appena terminato uno spettacolo divertente. È arrivata la polizia, chiedendomi i documenti e intimandomi di lasciare la città. A quel punto, la folla, che si stava disperdendo dopo aver messo i soldi nel cappello, ha udito la polizia infastidirmi. Sono tornati tutti e si sono stretti intorno ai tre poliziotti, urlando loro in faccia: “Lasciatelo stare! È un bravo artista! Tornate a fare il vostro lavoro! Lasciatelo lavorare!”. Bisogna immaginare l’indignazione di cui è capace solo una folla di italiani del sud, con grida e gesti agitati.

La polizia ha chiamato rinforzi, si sono materializzate due macchine con i lampeggianti accesi, e intanto c’era ancora un centinaio di persone che gridava contro i tre poliziotti, e infine otto di loro bloccati nel mezzo. Credo di aver scatenato una rivolta. Un giornalista mi ha trovato, mentre mi godevo lo spettacolo seduto su una panchina, mi ha detto che aveva visto tutto dalla finestra del suo ufficio, sulla piazza, e mi ha chiesto cosa fosse successo. Poi, improvvisamente, la gente ha smesso di urlare e agitarsi, e se n’è andata. I poliziotti sono tornati indietro, e uno di loro mi ha restituito il passaporto, scusandosi di avermelo preso. Questa è stata una sorpresa.

Ho altri ricordi, forse uno dei più forti è di quando ho fatto il mio primo cappello decente, soldi veri. Avevo fatto un duo show con il mio amico irlandese Ross (che adesso è Ross Thiffairyan, un grande artista). Andammo al pub, contammo il denaro e ci guardammo esclamando: “Ah!”. Immagina i nostri occhi schizzare fuori dalle orbite. Quello è stato il momento in cui abbiamo capito che avremmo potuto vivere di questo, che avremmo avuto un futuro.

Pensi che l’Arte di Strada dovrebbe essere regolamentata? Se potessi decidere tu, quali sarebbero le migliori regole/permessi?

Sono contrario a licenze o audizioni. Se ci si potesse fidare degli Artisti di Strada per la condivisione degli spazi, il rispetto reciproco, e l’uso sostenibile dello spazio pubblico (di base, evitando di usare amplificatori potenti e di creare disturbo), allora non ci sarebbe bisogno di queste misure. Tuttavia ci sono artisti che pensano solo a se stessi, non hanno alcun desiderio di condividere, e non si rendono conto del danno che procurano agendo così. È inevitabile che, con persone così, sorgano problemi.

Inoltre, molti Comuni hanno il bisogno di avere il controllo totale, e così compaiono licenze e restrizioni. Qualcosa del genere è accaduto qui a Torino, circa tre anni fa: prima la strada era aperta e libera, mentre adesso bisogna prenotare gli spazi e gli orari. Dopo molti mesi di riunioni con noi il Comune ha acconsentito a liberare due postazioni nelle piazze principali, dove si può lavorare mettendosi in coda, come in passato. Fin ora ha funzionato, e questo è un enorme sollievo.

Ogni regolamentazione dovrebbe adeguarsi alla tipologia e agli orari degli spettacoli di strada, anziché forzare gli artisti ad esibirsi in slot irrealistici, configurati per un’unica tipologia di busker (a Torino è accaduto considerando solo quella dei musicisti, con prenotazioni di slot di trenta minuti: troppo pochi per uno spettacoli di cerchio, mentre un’ora è troppo lunga). Non sono d’accordo. Penso che la polizia dovrebbe essere dotata di strumenti di misurazione dei decibel, così da far abbassare i volumi eccessivi, e se qualcuno non si adeguasse non avrei problemi se fosse staccata una multa come per qualunque altro caso di disturbo.

In un mondo ideale di coniglietti batuffolosi e zucchero filato non ce ne sarebbe bisogno, e non ci sarebbero problemi fra noi, ma gli Artisti di Strada non sono noti per il loro ego misurato. Battuta: qual è la differenza fra un busker e una rock star? Una rock star non pensa mai di essere un busker.

Photo from a  street show in Zielona Góra
Ian Deadly – BuskerBus a Zielona Góra fotografato da Małgosia

“Work for love or money”

Cosa pensi dei festival di Artisti di Strada? Cosa ti danno?

Per la risposta, vedi la battuta di cui sopra.

Mi danno moltissimo. Soldi in abbondanza, soddisfazione nel lavoro, diffondere gioia e divertimento, far pensare un poco le persone, incontrare un sacco di gente fantastica, creare connessioni per lavori al di fuori dei festival e venire a conoscenza di nuove opportunità, sperimentare cose che possono davvero funzionare solo avendo un’immensa ed energetica folla che ti ama, grandi feste, un’occasionale e internazionale vita sociale, farsi veri amici.

Viaggio sempre con uno scopo, non mi è mai interessato fare il turista, la cui esperienza è superficiale e con difficoltà può entrare in contatto con la gente del posto. Quando sono invitato in una nuova città/Paese, allora sono un ospite di cui, in un modo o nell’altro, ci si prende cura. Alcune persone possono diventare veri amici, e ci sono posti in cui sono tornato per anni e anni, e che ho anche visitato quando non lavoravo. Puoi sperimentare la vera vita di un luogo, invece che solo qualche museo, ristorante, locale. Ed essere pagati per questo. A volte.

La mia filosofia è che io lavoro “per amore o per soldi”, di conseguenza cerco ogni anno di bilanciare ogni tour fra grandi festival pagati e piccoli che non hanno un vero e proprio budget, ma in cui sei trattato veramente bene, e che creano eventi che contribuiscano alla diffusione della cultura fra la gente. 

Seguo Artisti di Strada Torino, e mi sembra che ci siano molti buskers lì. Com’è la comunità torinese?

Metti quindici gatti in una grossa borsa. Chiudi la borsa. Scuotila. A volte è solo qualcosa del genere. Torino è un posto singolare: ci sono due scuole di circo, una scuola di teatro fisico, e molti posti che offrono corsi in abilità circensi, che producono una gran quantità di gente che si definisce Artista di Strada e che non si è mai vista lavorare in strada qui. Ambiscono solo a lavorare nei festival, lavori pagati, e al mare d’estate. Non li conto fra i veri Artisti di Strada.

C’è solo un manipolo di noi che non sia musicista e che abbia continuato a lavorare qui anche dopo l’introduzione del sistema di prenotazioni. Prima potevi trovare cinque o sei persone in coda nelle postazioni principali. Adesso in un qualsiasi weekend ci sono solo io fare spettacolo di cerchio, più qualche musicista.  Se vai in centro città puoi trovare in giro una decina di uomini barbuti con una chitarra, due donne e tre uomini con un piano elettrico, due ragazzi che fanno bolle (uno è bravo), tre o quattro band che suonano dal folk italiano ai Led Zeppelin, me e qualche singolare atto unico che non ho visto altrove.

C’è un altro artista di cerchio che lavora qualche volta, ma che non ha rispetto per i colleghi, è abbastanza aggressivo e io cerco di evitarlo.

Le cose sono cambiate, ma penso che torneranno ad esserci più spettacoli di cerchio (rubandomi spazio, dannazione!). Più o meno un anno fa, con diversi artisti, abbiamo iniziato a costituire un gruppo per discutere di ciò che ci riguarda, e per elaborare delle difese nei confronti di ulteriori restrizioni da parte del Comune. Nel complesso è stata un’iniziativa positiva. Nonostante alcune riunioni siano state abbastanza difficoltose, e alcune persone preferiscano urlare e litigare anziché ascoltare e cercare un compromesso, miracolosamente siamo riusciti a lavorare insieme, concordare sulle nostre posizioni, riportare le nostre idee in Comune e, più o meno, ottenere ciò che chiedevamo.

Possiamo chiamare un buon fine settimana “Torino Busking Festival”, perché nell’arco di una breve passeggiata in città forniamo una grande varietà di esibizioni (una volta superati i pianisti) proprio come durante un festival di Artisti di Strada.

Ian Deadly organising Fight Night Combat in Krotoszyn
Ian Deadly – Fight Night Combat BuskerBus 2020 a Krotoszyn

Qual è il luogo in cui preferisci esibirti?

Polonia! Apprezzo davvero il Buskerbus Festival e venire nel vostro Paese. È ovvio, c’è da chiedere? Mi piacciono i piccoli posti che sembrano non aver mai visto un busker. Le cittadine in cui di solito non succede molto sono le migliori, la gente è felice di averti e ti apprezza genuinamente, una volta compreso che non si tratta di una fiera itinerante venuta per rubarti i bambini ed elemosinare in strada. Per questa ragione, Krotoszyn è la tappa migliore del tour: c’è voluto un po’, ma alla fine ci hanno sinceramente accettati e abbiamo esso in scena alcuni grandi spettacoli, divertenti e fantastici.

Ho anche un debole per i festival in Austria, dove sei davvero ben accolto, lavori bene e pubblico e volontari non hanno alcun timore di partecipare, essere spudorati e lasciarsi andare. Hanno una lunga tradizione di street festival e sanno come funziona. Ah, sì, anche la Svizzera non è male.

Quali sono le abilità che ancora ti mancano e che ti piacerebbe o hai pensato di sviluppare?

Sono abbastanza soddisfatto delle mie abilità. Mi piacerebbe migliorare con l’hula hoop e praticare in gruppo qui, qualche volta, ma principalmente vorrei migliorare le mia abilità di strada. Sono in apprendimento costante, e ogni nuovo pubblico procura nuove situazioni e reazioni nel mio spettacolo. Non devo fare altro che continuare a esibirmi, per imparare mentre lavoro.

Ian Deadly – BuskerBus Cabaret in Wrocław

Online busking shows

Fare cerchio in uno spettacolo on line significa fondamentalmente far partire un passaparola per convincere le persone a trovarsi davanti a uno schermo in un dato momento.

Ian Deadly

Durante la pandemia hai fatto qualche spettacolo on line? È stato difficile, senza un pubblico dal vivo? Com’è andata?

Sono felice di aver fatto i miei sette spettacoli su internet, mi hanno dato qualcosa da fare e da programmare. Sapevo che entro una settimana avrei avuto uno spettacolo, e dunque avrei dovuto trovare motivazione per allestirlo. Sono state occasioni sia per lavorare che per creare. Dato che non avrei potuto semplicemente fare lo stesso spettacolo cinque volte per un pubblico per buona parte uguale, ho dovuto creare nuovo materiale, e questa è stata una sfida. Ho passato ore a cercare nuova musica (libera da copyright!) su internet, e mi è capitato di usare musica di colleghi buskers. Ho anche utilizzato (autorizzato) alcuni brani dei Canales and Kapela Timingeriu, preferiti del BuskerBus, e sono loro molto grato per avermi aiutato.

Avevo deciso che avrei voluto farlo simile a uno spettacolo in strada: iniziando piano, costruendo il cerchio, guardandomi intorno, non limitandomi a fissare in camera, così da dare l’impressione di essere circondato da un grande pubblico, e non di essere completamente solo. Così facendo, ho capito la differenza fra fare uno spettacolo in strada e fare uno spettacolo di strada online. Stai lavorando in streaming, e devi imparare come si faccia. Fare cerchio in uno spettacolo online significa fondamentalmente far partire un passaparola per convincere le persone a trovarsi davanti a uno schermo in un dato momento.

Ho utilizzato PayPal per consentire al pubblico di inviarmi denaro, e la risposta è stata eccezionale. Gli spettacoli mi hanno pagato affitto, bollette, cibo e tutto il resto durante il lockdown. Credo che lo spettacolo più divertente sia stato quello con il fuoco. Ho cominciato nella mia stanza, poi ho girato la telecamera verso la strada e sono corso giù. Vivo al primo piano, davanti a una chiesa, quindi ho uno sfondo buono e nessuna macchina parcheggiata. Avevo tutti i vicini affacciati ai balconi, e gente che guardava da casa propria lungo tutta la strada, applaudendo e incoraggiando. Devo ammettere che fare spettacolo con la reazione di veri esseri umani viventi ha dato una grande spinta, e mi ha fatto ricordare che sta tutto lì. 

Alla fine, da questi show ho ricavato alcune nuove routine, qualche battuta e un nuovo finale o concept per cabaret.

Inoltre, gli spettacoli mi hanno permesso di riprendere i contatti con alcuni amici che non sentivo da anni. Una volta ho trovato 20 dollari americani nel mio PayPal, ho scritto per ringraziare e ho scambiato qualche piacevole chiacchiera con persone che avevo perso.

Paradossalmente, il lockdown mi ha fornito un’inusuale occasione di socialità, creatività e occupazione del tempo. 

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Dato che hai studiato Letteratura, devo chiederti quali siano i tuoi libri preferiti

Il mio genere preferito è la fantascienza, quella buona. Mi piacciono particolarmente i racconti post apocalittici, quindi quest’anno mi è sembrato di vivere in uno di essi, anche se più noioso di quanto avrei pensato. Mi piacciono molti tipi di libri, specialmente se sono in qualche modo strani. Kurt Vonnegut, Neal Stephenson, China Mièville, Ian Banks, Jack Vance, David Mitchell, Haruki Murakami, Jim Dodge, Thomas Pynchon, Tim Powers, Tolkien, Ray Bradbury e così via.

Hai letto qualche autore polacco?

Solo un paio. Stanislaw Lem, grande scrittore di fantascienza, e Adam Mickiewicz, che ho conosciuto grazie ad amici polacchi incontrati uno dei primi anni in cui ho iniziato a esibirmi in Polonia. Magari ne ho letti anche altri, ma se hai dei consigli su buoni scrittori, sarò lieto di seguirli.

Oczywiście, ti farò una lista. Quali sono i tuoi obiettivi, e cosa posso augurarti?

Quello che vogliono tutti: tornare alla “normalità” e una sana stagione di Festival di Strada nel 2021. Mi piacerebbe essere ingaggiato da un maggior numero di festival fuori dall’Europa, per fare l’esperienza di lavorare contesti culturali più estranei allo stile europeo. Ho fatto il mio primo spettacolo in francese, quest’anno, quindi probabilmente cercherò ingaggi in Francia. Ho fatto sempre resistenza all’idea, e ora mi rendo conto che è ridicolo, dal momento che hanno una gran numero di festival. Quindi dovrò migliorare la lingua, in previsione di questo (senza contare che devo anche migliorare il mio polacco). 

Sto anche cercando più occasioni di lavoro come presentatore di eventi e spettacoli (alcuni grandi lavori sono stati cancellati, nel 2020), e come insegnante nei workshop (anche questi cancellati). Se il prossimo anno avessi la stagione che ho perso, sarei molto felice.

Dziękuję bardzo per avermi proposto questa intervista. Mi ha fatto piacere pensare alle risposte, tuttavia se dovessi rifarmele potresti ottenere risposte molto diverse. 

Cosa puoi augurarmi? Augurami un sacco di ingaggi, pubblico felice, tempo buono e cappelli pesanti!

Dziękuję, Ian! Tego Ci życzę, a następny wywiad przeprowadzę z Tobą po polsku!

Questa intervista è stata tradotta in italiano da Chiara Trevisan. Grazie!

Original text: Ian Deadly – a busker ready for chaos and improvisations

Ian Deadly

Ian Deadly – Artista inglese con base a Torino (Italia). Laureato in Letteratura e Filosofia, diplomato in scuola di circo, giocoliere, attore, MC e Presentatore, Balkan Dj, insegnante, catcher nel trapezio volante, acrobata, mimo e, soprattutto, Artista di Strada.

Giocoliere da più di 28 anni, ha iniziato a esibirsi in strada nel 1997. Il cappello è la sua busta paga.

Ha lavorato da solo e in compagnie specializzate in giocoleria e mano-a-mano acrobatico. Ha frequentato numerosi workshop di teatro, mimo, danza e giocoleria. Nel 2006 ha deciso di frequentare una scuola di circo a Torino, città in cui lavora incessantemente e gioca in casa.

Website: https://www.iandeadly.com/

Instagram: https://www.instagram.com/iandeadly/ 

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